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Un cestino.


Di fronte al sovraffollamento di messaggi piovuti in questi ultimi tempi sulle nostre chat, deciso a far scorrere ogni genere di comunicazione (dal dietrologopolitico al teneranimalista), non ho potuto che fermarmi di fronte alla semplicità del messaggio riportato sopra questo cestino comparso in un vicolo di Napoli: chi può metta, chi non può prenda.


Un messaggio che a pensarci su, alla fine mi ha commosso. Parlo di quell'assalto di nostalgia che proviamo quando qualcosa parla a una corda oscura del nostro cuore, che si rifà viva dalle profondità del suo consueto silenzio.


Quel cestino è spuntato per miracolo quando la povertà, nei suoi risvolti materiali ha improvvisamente esteso i suoi confini, e con il passo imprevedibile della malattia ha minacciato di arrivare ovunque, facendosi prossima a tutti.


E se l'invito fosse a colmare anche la diversa disponibilità di amicizia, affetti, salute, buone letture e sagge guide, quel cestino reclamerebbe ancora più adeguatamente tutte le cose che dovremmo posarci.


Lo penso e tengo fra le cose che sono spuntate in questo strano tempo e vorrei non buttassimo via.
 Insieme al mondo che rappresenta, il mondo che ad una certa ora, un certo giorno, in qualche tempo, abbiamo tutti sognato. Il mondo in cui a volte pare abbiamo smesso di sperare, ma che resta l'unico dentro cui ci potremo salvare.


Forse quel cestino l'avevo dimenticato in qualche angolo del cuore, quando sono cresciuto e tutto ha cominciato a smettere di essere così semplice.
 Sarebbe bello tornassimo indietro a riprenderlo, insieme alla gioia di condividere, e continuassimo a tenerlo all'aperto delle nostre strade e delle nostre coscienze.


Chi può metta, chi non può prenda.


Un invito che ha toccato e rischiarato un'oscura corda del cuore e le parole che c'erano rimaste impresse.


Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.


Ugo

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