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Terrasanta... il cammino della vita

Pellegrinaggio in Terrasanta 21 - 31 luglio 2019


Piano piano inizia ad aprirsi di nuovo il mio cuore. Partita un po’ sfiduciata e disillusa, addolorata per non riuscire a vedere da molti mesi segnali del Suo amore e della Sua presenza, già la visita all’ospedale delle suore di Maria Bambina, la grande accoglienza e testimonianza delle suore, l’amore e la cura verso tutta l’umanità bisognosa, ebrei, musulmani, cristiani ma soprattutto figli del Padre hanno iniziato a segnare il mio cuore indurito. Piccoli segnali, un dipinto di S. Riccado Pampuri, santo di casa mia che guarisce un uomo e per ringraziamento affresca la cappella delle suore. Piccoli segnali, per un grande progetto d’amore. Questa brezza leggera e piacevole che si insinuava tra noi ha dato, per me, insieme alle proposte sempre appropriate e delicate di sr Agnese, il via ad una nuova consapevolezza ecumenica.

Così dopo una meravigliosa cena offertaci dalle suore di Maria Bambina scendiamo verso la casa del frati guanelliani dove siamo ospitati e non ho capito bene come, per strada, una ragazza palestinese che ha studiato a Brescia, ci invita a salire in casa sua perché c’è in corso la festa di fidanzamento. Incredibile! Siamo in 24, siamo stranieri, non ci conoscono e ci accolgono come membri delle loro famiglia, iniziano i primi titubanti sorrisi, poi entriamo tutti anche i più riservati, senza più timori di fare la parte degli imbucati, a suon di canti, di balli, di condivisione di succhi freschi, ci scateniamo con loro, condividiamo la loro gioia e di nuovo una umanità grande. In un attimo comprendo la bellezza e la ricchezza della diversità, e la riconferma di quanto percepito poco prima che siamo tutti figli di un unico Padre e che Gesù è venuto per tutti, per riscattare l’umanità intera che ci ama teneramente e profondamente. Così pieni di gioia e di gratitudine per la bellissima esperienza, torniamo definitivamente a casa, consapevoli che pochi di noi avrebbero aperto la porta di casa a 24 stranieri, questo ci fa pensare e continua ad ammorbidire ancora un po’ il mio cuore duro.

Il mattino dopo (di buona lena) sr Agnese ci porta in un vicino convento di Clarisse, partecipiamo all’Eucarestia con loro, approfondiamo poi la parola tra noi e poi ci invitano a stare con loro, a scambiarci esperienze, un po’ in francese, spagnolo, italiano… Ci capiamo benissimo e meraviglia scopro un mondo dove solo i loro sorrisi, veri, ci parlano senza bisogno di traduzione alcuna.

Un'altra grazia, un'altra conferma del Suo grande amore. Quel giorno

sr Agnese (come poi tutti i giorni) ci suggeriva di pregare per una persona in particolare, io in cuor mio avevo pensato di pregare per la mia amica Gabriella che mi aveva chiesto di pregare per la pace nel mondo. Ovviamente io ho minimizzato questo pensiero, dicendo tra me ”la solita esagerata, è un desiderio troppo grande, irrealizzabile” e invece scopro che quelle donne vivono, dedicano la loro vita, per questo. Sembra una coincidenza, ma so benissimo che non lo è. Una vocina mi dice “Nulla è impossibile a Dio”. Scopro che dietro a quei meravigliosi sorrisi, c’è una vita semplice, fatta di preghiera per il mondo e di gesti di quotidianità come i gesti che facciamo noi, fare la spesa, cucinare, pulire… accogliere… ascoltare… pregare.

La clausura pensavo fosse una scelta di persone “un po’ sulle nuvole” passatemi il termine, e invece, proprio a Nazaret dove Gesù ha vissuto la sua ferialità anche loro, come Lui e come noi vivono semplicemente così, aggiungendo amore e preghiere per la pace in Terra Santa e quindi nel mondo. Ci mostrano come usare la vita quotidiana, fatta di gesti normali, dove si sperimenta la salvezza. Altro piccolo/grande segnale che il Padre ci ama teneramente, grazie alla testimonianza di tanti incontri, casuali o preparati, curati o lasciati liberi che via via sono arrivati, sempre più incalzanti, lungo tutto il cammino di questo pellegrinaggio in Terrasanta, parte di un cammino più lungo: la nostra vita.

Pellegrinaggio, cammino, come la vita a volte si è ricchi a volte si è poveri, a volte incontriamo odori, profumi meravigliosi, a volte decisamente sgradevoli, profumi di fiori, di brezze, di spezie… di profumato nardo… odori di pattumiere, di piscio, di nostro sudore, è il cammino. Così come per la vista di immagini e paesaggi stupendi: affreschi e mosaici meravigliosi, paesaggi da incanto e visioni terribili e tristissime come il muro, i beduini costretti in capanni di lamiere, sporcizia e degrado. Così pure il gusto e il tatto prendono corpo nel cammino, la contraddizione dell’uomo, carezze, abbracci e mani che si stringono in profondo e solidale amore e dolore ai piedi, alle ginocchia, alle membra. Cene preparate con amore, gusto e raffinatezza e pasti frugali fatti di pane e qualche avanzo ma ugualmente gustosi e condivisi. Suoni di vento che ti parla, le nostre voci e canti, talvolta un po’ stonati talvolta sublimi e commoventi, musiche e preghiere nostre e di fratelli lontani in lingue sconosciute, ma che ci donano una melodia universale, come il sorriso delle clarisse, che va oltre i nostri paesi, le nostre parrocchie, i nostri confini… abbraccia l’umanità con le sue contraddizioni, limiti e grandiosità.

26 luglio, Cafarnao - Lago di Tiberiade - Monastero Ortodosso

Tappa impegnativa per il gran caldo al ritorno, ma davvero un luogo bellissimo dove attraverso i meravigliosi dipinti il Signore ancora una volta mi ha parlato. Tutto bellissimo, colori stupendi parole di vita che diventano immagini. Ma il dipinto che mi ha fatto sobbalzare e mi ha colpito al punto di commuovermi fino alle lacrime è stata una piccola raffigurazione, di pellegrini con la borsa come la nostra! Appena li ho visti ho detto ad alta voce: “Ma siamo noi!” Ritrovarmi e ritrovarci rappresentati su quella parete è stato avere la conferma che siamo da sempre un umanità in cammino. Come se fosse già stato preparato per noi nei secoli, Lui lo sapeva che saremmo arrivati lì, e ha fatto preparare quella meraviglia di dipinto per noi anni e anni fa, che ci rappresenta. E rappresenta quelli prima di noi, noi, e quelli che verranno dopo di noi, una umanità in cammino, un popolo in cammino… verso il Padre.

E poi il giorno successivo appena partiti per il deserto votarsi indietro e rivedere i miei fratelli con la borsettina rossa del pellegrino in fila, che scendono, è stata la riconferma che siamo gli stessi del dipinto di Cafarnao nella Chiesa Ortodossa e siamo vivi come nel dipinto, perché il cammino continua.

Donatella

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